
La missione Carmelitana in Siria
Par le Père Hayaf
Fakhry ocd (Liban)
Nell’anno 1939 il padre Bernardo della Madre di Dio raccolse i diversi fatti storici, dispersi nei vari documenti e lettere dell’archivio della missione carmelitana in Siria (Libano), e formò un documento storico descrivendo i principali episodi della storia della Missione, iniziando dal’anno 1643 fino all’anno 1936, trattando la presenza dei nostri missionari nelle varie stazioni di: Biscerri, sopratutto i sinistri fatti contro la missione durante la Guerra Europea e Mondiale. Il quaderno del Padre Bernardo si trova nell’archivio della Semi Provincia del Libano attualmente. Troviamo utile per quelle persone interessate ad avere una idea sulla storia, di leggere questo quaderno. Alcune parti sono state divulgate dal “Carmelo e le sue missioni all’estero”.
الرسالة الكرملية في بلاد سوريا Arabo : جمّع الأب برناردس لوالدة الإله، خلال عام 1939 مختلف الأحداث التاريخية التي توفرت في الوثائق المختلفة والرسائل والأرشيف في الرسالة الكرملية في بلاد سوريا (أي لبنان). وكوّن وثيقة تاريخية تصف جميع المراحل التي مرت فيها الرسالة الكرملية ابتداءاً من العام 1643 تاريخ تأسيس الرسالة حتى عام 1936. وقد شمل نشاطات الرسالة والآباء في منطقة بشري خاصة الأحداث الأليمة التي عانتها الرسالة خلال الحرب الأوروبية والعالمية. يوجد الدفتر الذي دوّن فيه الأب برناردس المعلومات، في الأرشيف الكرملي في لبنان. وقد وجدنا أنه من المفيد وضع النص بتصرف الراغبين بالدراسة والاضطلاع والبحث. وقد أوردناه باللغة الأصيلة، الإيطالية، مع الأمل أن نتمكن لاحقاً من ترجمته. للراغبين بالاضطلاع يمكنهم الاتصال بالأب هياف فخري الكرملي في الإقليم اللبناني. |
(NB. Ci scusiamo per gli sbagli di stampa)
Il testo:
La missione Carmelitana in Siria
INTRODUZIONE.
PARTE I
ORIGINE DELLE NOSTRE MISSIONI.
É memorabile nei fasti della Chiesa e del Carmelo il Capitolo Generale della Riforma Carmelitana, celebrato a Roma nel convento di santa Maria della Scala nel 1605, anno in cui quei venerandi Prelati, rinunziando alle alte cariche, che ricoprivano nell’Ordine, si votarono tutti per le sante Missioni. Questo voto non fu altro che la più autentica conferma dell’idea missionaria, che la grande Teresa di Avila aveva lasciato in retaggio ai suoi Figli.
Il Signore aveva detto a Teresa, piangente per l’infelice sorte di tante anime avvolte nelle tenebre del paganesimo e dell’eresia: “Aspetta, Figlia, e vedrai grandi cose”. Teresa, infatti, ancora in vita, vide un drapello di suoi figli veleggiare alla volta di quella terra dei Mori, che l’aveva attratta, ancora settenne, a fuggire dalla casa paterna per diffondere tra quei popoli la luce del Vangelo; vide quel drappello di eroi cogliere la palma del martirio, prima di guadagnare l’agognata meta.
Teresa, dopo la sua morte, vide i suoi figli prendere parte attivissima, collaborando nella fondazione di quella sacra Congregazione Romana, conosciuta sotto il nome di Propaganda Fide, congregazione che doveva disciplinare, estendere e governare le Missioni cattoliche, collaborazione che è vanto e gloria della Famiglia Teresiana. Teresa vide la fondazione di fiorenti seminari, sorti nel seno stesso della sua Famiglia, per la formazione di schiere di giovani Missionari Carmelitani, che dovevano portare la luce del Vangelo nelle contrade più remote.
Teresa vide anche stuoli di suoi figli combattere le più belle battaglie della fede e che imporporarono di generoso sangue la loro gloriosa divisa, cogliendo la palma del martirio... vide e vedrà i suoi figli missionari elevati alla gloria degli altari.
Lo storico ed austero convento di santa Maria della Scala vanta la gloria di essere stato la sede dove lo spirito missionario della Nostra Santa Madre Teresa trovò la sua più fedele e genuina attuazione. In quel convento, infatti, furono elaborati i grandiosi progetti, che dovevano dare alle Missioni un’organicità ed uno sp;endore, fino allora mai raggiunto.
Quando i numerosi conventi di tutta l’Italia ed il gran numero di religiosi reclamò l’erezione canonica di più provincie, il glorioso convento della Scala doveva devenire casa madre di una provincia religiosa, la quale, appunto perché sorta presso la tomba del Principio degli Apostoli, doveva infondere nei suoi Figli l’amore, l’ardore, lo zelo più sentito per la conversione degl’infedeli.
Nel corso di tre secoli la nostra Provincia Romana ha l’onore di poter affermare di aver dato alla causa delle missioni cattoliche parte dei suoi migliori figli. E, quando alla fine del secolo XVIII i missionari Carmelitani Scalzi della Congragazione d’Italia erano 670, nei quali 553 italiani, buon numero di questi erano della provincia Romana, i quali, in unione con i confratelli di altre Provincie, lavorarono all’evangelizzazione dei popoli di Persia, di Palestina, della Siria, Mesopotania, Gran Mogol, Indie, Cina, Giappone, Madagascar, del Sud Africa, del Sua e Nord America. Essi, oltre all’essere stati zelanti Missionari, che convertirono alla fede un gran numero di anime, furono altamente benmeriti delle scienze; la filosofia, la geografia, l’etnografia, la botanica devono ai figli di Santa Teresa un contributo non trascurabile.
Nella gloriosa schiera di Missionari Carmelitani Scalzi, alunni della provincia Romana, che con la virtù e col sapere si resero benemeriti della religione e della scienza, s’impongono, primi tra i primi, quali valorosi campioni, i seguenti:
Mons. Dimas della Croce, archivescovo di Ispahan in Persia, morto ne 1639.
Mons. Giuseppe di santa Maria (Sebastiani), nato a Caprarola (roma), primo vicario Apostolico del Malabar, morto a città di Castello il 15 Ottobre 1689.
Mons. Carlo di San Corrado, arcivescovo di Bombey, morto in questa città nel 1773.
Mons. Vittorio si anta Teresa, arcivescovo di Bombey, morto bel 1794.
Mons. Luigi M. Di Gesù, Arcivescovo di Verapoly, morto il 2 Aprile 1802.
Mons. Lodovico di Santa Teresa, vicario Apostolico del Gran Mogol, morto a Bombey nel 1847.
Mons. Michele Antonia di San Luuigi, arcivescovo di Bombey, morto a Quilon nel 1878.
Mons. Luigi di santa Teresa, arcivescovo di Verapoly, morto in Arezzo il 2 Luglio 1883.
Mons. Bernardino di santa Teresa, vicario Apostolico di Verapoly, arcivescovo di Farsala, nato a Roma il 5 Marzo 1807, morto a Verapoly il 15 ottobre 1868.
Fra Giovanni Battista del Santissimo Sacramento (casini), nato a Frascati nel 1777, morto sul monte carmelo l’1 Ottobre 1849.
Padre Stanislao del sacro Cuore (intaccialagli) , nato a Montecompatri (Roma) l’8 Gennaio 1866, morto a Tripoli de Siria il 18 Ottobre 1928.

MISSIONE DELLA SIRIA.
La Sacra Congregazione di Propaganda fide, con decreto del 4 Novembre 1908 affidava la Missione di Siria alla nostra Provincia Romana.
Prima di questo decreto la Missione dipendeva direttamente dal Nostro V. Definitorio Generale, eccetto qualche breve periodo di tempo in cui essa fu governata dal Vicario del santo Monte Carmelo.
La missione di Siria godeva il titolo di Prefettura Apostolica dalla sua fondazione fino al 1898, anno in cui questo titolo fu soppresso e rimase quello di semplice Missione Apostolica Carmelitana.
La nostra Provincia Romana accettò l’incarico che la S. Congregazione le affidava, ma impegnata nella fondazione di nuovi conventi in Italia e nel Brazile e, non potendo, perciò, inviare in Siria tanti religiosi quanti le esigenze dell’apostolico ministero richiedevano, venne ed è coadiuvata da religiosi di altre Province italiane, segnatamente da Religiosi della fiorente Provincia Veneta.
La nostra Missione di Siria conta tre secoli di vita. Essa, infatti fu fondata con la prima residenza, aperta in Aleppo il 30 Settembre 1627, sotto gli auspici e l’invocazione della Vergine Maria Vergine del Carmeli, dal celebre P. Prospero dello Spirito santo, spagnolo, già novizio in Santa Maria della Scala.
Con questa e con le successive fondazioni, che il P. Prospero ed i suoi confratelli intraprendono sul Libano, a Tripoli, a Caifa, a San Giovanni d’Acri, sul Carmelo, e quasi contemporaneamente, altri Missionari Teresiani fondano nella Persia, e poco dopo in Mesopotanea, l’Ordine del Carmelo riprende in Oriente vita e splendore e si ricongiunge alla sua gloriosoa storia millenaria, che fu, che sarà vanto ed orgolio dell’Ordine di Maria.
La Missione di Aleppo ebbe illustri missionari, collaboratori e continuatori infaticabili dell’opera del Ven P. Prosepero. Le strepitose conversioni religiosi registrati furono ben meritato premio dello zelo e della profonda conoscenza della lingua araba del Padre Celestino di Santa Ludvina, del padre Tomaso di san Giuseppe, Padre Bruno di san Ivone, padre Ignazio di Gesù, padre Basilio di San giuseppe, Padre David di S. Carlo, nato in Aleppo, e che fu poi Vescovo di Smirne.
La fama della dottrina e dello Zelo dei nostri Missionari di Aleppo varcò i confini della popolosa città orientale, in molte regioni si reclamava la loro presenza. Sua Beatitudine Mons. Stefano Douaihi[1], Patriarca dei Maroniti, sollecitò la presenza dei nostri padri tra i suoi figli, raccolti a migliaia nella stretta valle dei Santi, sotto i Biblici Cedri del Libano, perchè oppressi dalla scimitarra turca, per dare loro coraggio e conforto nelle dure battaglie della fede.
Nel 1643 il Padre Celestino di San Ludvina con due suoi confratelli, padre Agostino, medico, e fra Carlo, partirono da Aleppo, si recarono sul Libano, discesero nella stretta e quasi inaccessibile valle dei santi (Kadiscia) e si portarono ai piedi del Patriarca, che con tante insistenze li aveva chiamati per affidar loro la cura dei suoi figli, oppressi e tribolati.
Sua Beatitudine s’inginocchiò davanti ai Missionari genuflessi per avere da loro la bendizione del Signore; lacrime si mescolarono a lacrimo, e voci di giubilo partirono dalla folla, che salutava l’arrivo dei missionari, quale auspicio di bendizione del cielo, di pace e prosperità.
Padre Celestino apri nella valle dei santi un ospizio, scavato nella viva roccia, ospizio adatto più a nido di aquila che ad abitazione dei missionari. In questo ospizio e capella, dedicata a San Eliseo, i nostri padri operarono veri prodigi di zelo missionario, per cui la loro memoria è ancora in bendizione tra il popolo maronita.
Il padre Celestino per la competenza nelle lingue orientali coadiuvò efficaciamente l’Archivescovo maronita Sergio Rissi nella edizione della Bibbia in lingua araba, stampata a Roma nel 1671. inoltre tradusse e pubblicò, nella stessa lingua, L’imitazione Di Cristo.
Nel 1701 i missionari Carmelitani, seguendo i Maroniti, i quali cessato il pericolo della persecuzione turca, risalivano la Valle dei Santi, e si stabilivano sulle pendici di scoscese montagne, aprirono un secondo ospizio a Mar Sarkis (s. Sergio), poco lontano da Biscerri, e ad un’ora di distanza dai millenari cedri del Libano. In questo nuovo ospizio i nostri padri esercitavano con incomparabile zelo il ministero apostolico, avendo anche di mira i bisogni materiali della popolazione. A Mar Sarkis essi aprirono una farmacia, la prima e, per molto tempo, l’unica in tutto il Libano Nord.
Introdussero in questa regione la coltivazione della patata, che anche oggi costituisce una delle richezze principali del paese, facendone annualmente una esportazione di oltre 1000 tonnellate. I nostri padri propagarono in tutto il libano la devozione dello scapolare, coltivarono nel popolo la più tenera devozione alla Vergine del Carmelo. Anche oggi è difficile trovare un libanese che non sia fregiato della livrea di Maria.
A Biscerri è ancor vivo il ricordo di una memoranda battaglia, sostenuta da quei forti libanesi contro i mussulmani e Metueli, che si erano accampati in quella regione con imminente pericolo del popolo maronita, battaglia sostenuta in nome di Maria, Regine e decoro del Carmelo, coronata da brillante Vittoria il 16 Luglio 1761.
La Missione del Libano aveva bisogno d’un punto di appoggio nel costa del Mediterraneo e percio nacque la necessità di aprire un ospizio a Tripoli, distante da Biscerri circa 50 Km. Nel 1645 la fondazione a Tripoli divenne realtà per opera del padre Carlo e del padre Elia.
Biscerri e Tripoli erano due basi di attività apostolica, di cui una integrava l’altra. I giovani missionari, che uscivano dai nostri seminari per le missioni, andavano in Oriente completamente formati, avevano, cioé, profonda conoscenza delle lingue orientali e delle controversie religiose, che da secoli dilaniavano l’Oriente.
Da Tripoli essi si dividevano a gruppi, formato ciascuno da due o tre missionari, ad ogni gruppo era assegnato una zona, quindi tutti i paesi del Libano, e della /siria, godevano del beneficio della divina parola, predicata da padri Carmelitani Scalzi. Biscerri veniva ad essere naturalmente il luogo di convegno, dove quei grandi missionari ritempravano le forze del corpo e dello spirito nella dolce quiete del ritiro e della preghiera nell’incantevole Ospizio di Mar- Sarkis. Non va poi dimenticato che i nostri Padri presero parte, dietro invito delle autorità ecclesiastiche, al concilio libanese che si chiuse l’anno 1738.
Tra la popolazione di Biscerri è venerata la memoria di Fra Placido, Fra Angeo, Fra Antonio, Fra Michele e di Padre Emmanuele della Croce, ultimo prefetto Apostolico della Missione, che trascorse lunghi anni sul Libano, prodigandosi a tutte le opere di bene, e mori a Tripolo nel 1910.
I Biscerrani a ricordo dell’illustre missionario scomparso, elevarono, anni addietro, una grande Croce, poggiata su viva roccia, a 2000 metri, croce e monumento insieme, che domina tutto il magnifico anfiteatro formato dalla catena di montagne del Libano Nord.
Nel 1907 i nostri padri iniziarono la costruzione d’un grandioso collegio che fu compiuto poco dopo con un’elegante chiesa annessa. L’insegnamento, che da lunghi anni era stato impartito dai nostri missionari, nel collegio si affermò con un programma più vasto, mantenedo nel paese fiorenti scuole gratuite; si apri anche una nuova scuola ad Hacit, un’ora distante da Biscerri.
Nel 1909 vennero dall’Italia le nostre suore Teresiane, che presero la direzione del Collegio femminile e di una numerosa scuola gratuita per bambine, della farmacia e dell’ambulatorio. A Biscerri fiorisce anche un numeroso Terz’Ordine, forte di oltre 200 Terziarie. Anche la missione di Tripoli, sede del Superiore Apostoloco della missione, ha oggi una fiorente scuola maschile di oltre 200 alunni, una tipografia, scuola di musica, il Piccolo Seminario Carmelitano per gli’indigeni, il collegio Teologico ed il Terz’Ordine.
Le nostre Suore Teresiane di Campi Bisanzio, al servizio della Missione, dirigono una numerosa scuola femminile, asilo infantile, ospedale ed ambulatorio.
Nel 1836, dietro sollecitazioni della Curia patriarcale maronita, i nostri Padri aprirono un ospizio nella regione dell’Akkar, in Kobayath. In questo tempo Kobayath era un piccolo viallaggio di 800 anime, la popolazione era quasi tutta scismatica, i nostri padri, in breve giro di anni, riuscirono a convertire tutti alla fede cattolica, e quest’opera di conversione non si arrestò ai primi annni della fondazione, ma per molto tempo, conducendo al grembo della Chiesa le famiglie di scismatici che si recavano nell’Akkar per la coltura dei gelsi.
Il fondatore di questa stazione fu il padre Eliseo di Santa Barbara, italiano, cui successe il padre Maurizio, Fra Domenico, padre Bernardo, ma colui che a legato il suo nome a questa cristianità dell’Akkar, è il Padre Stanislao del santo Cuore di Gesù (Intraccialagli), nato a Montecompatri (Roma) il 7 Gennaio 1866, morto a Tripoli il 18 Ottobre 1928. dire cosa egli abbia operato a pro delle frazioni di Cristiani sparsi in tutto l’Akkar, nei suoi trent’anni di vita missionaria, non é cosa facile. In tutte le cruente persecuzione che la Sublime Porta ordinava contro i Cristiani dello impero Turco. I Cristiani dell’Akkar trovarono nel forte missionario una potenza efficace. ;a potenza e la tracotanza dei Musulmani della regione s’infransero sempre contro la magnanimità, lealtà e rettitudine del forte missionario.
Fu visto anche mettersi a capo della gioventù, guidarla ad azioni rischiosa contro la prepotenza dei Metueli tutte le volte che questi tentarono di depredare con improvvise razzie il popolo di Kobayath.
Non soltanto in questo campo il padre Stanislao si rese benemerito quella nostra Missione, na il suo confessionale era sempre affollato da popolo che cercava in lui, guida, conforto. La sua predicazione in lingua araba, sempre facile e penetrante, incitava al bene ed allontanava dal male. L’ospizio della missione era divenuto il tribunale di tutto l’Akkar. Tutte le questione di Kobayath e dei paesi limitrofi trovarono la loro equa e naturale soluzione presso il Missionario, che si faceva sempre a tutti. Il desiderio che costantemente animò il padre Stanislao fu quello di vedere la nostra missione di Siria sempre più fiorente, con buon numero di religiosi indigeni, formati secondo le esigenze dei luoghi e del tempo. Alla vigilia di vedere attuate il suo più accarenzzato sogno si spenso, rese la sua bell’anima a Dio in Tripoli il 18 Ottobre 1928.
Nel 1904 il padre Stanislao condusse dall’Italia il primo drapello di suore Teresiane di Campo Bisanzio, alle quali affidò la scuola femminile di Kobayath. Egli dette maggiore sviluppo alle scuole maschili, apri un ambulatorio, in cui prestò per molti anni la sua opera un valente dottore romano (Alessandro Casini), ingrandi la farmacia già esistente e condusse a termine una magnifica chiesa a tre navate, aperta a culto nel 1914.
I nostri padri nel 1627 avevano aperto le residenze di Aleppo, la quale, fra l’altro, doveva servire come base alle nostre numerose Missioni di Persia e della Mesopotania. Quando furono trovate strade più sicure e meno incomode per recarsi in quelle lontane regioni, i nostri Missionari non ebbero più bisogno di passare per Aleppo, onde riposarei del lungo ed estenuante viaggio; quella residenza, quindi, fu chiusa e si apri una nuova stazione ad Alessandretta (1866). Qui i nostri missionari ebbero cura della parrochia latina. Per oltre 40 anni vi fu parroco il reverendo padre Paolo pergentino della Provincia Toscana. Egli fu tenuto in grande stima da tutta la popolazione di Alessandretta, operò un bene immenso a pro delle anime e, incoraggiato ed aiutato dal venerando Prefetto Apostolico di quel tempo, Padre Emmanuele della Croce, potè costruire una vasta Chiesa, che è una più bella della Siria. In Alessandretta, annesso alla bella chiesa, sorse anche un conventino per abitazione dei padri, più tardi scuole maschili dirette dai nostri padri e due scuole femminili, dirette, la prima, dalle Suore di San Giuseppe dell’Apparizione, la seconda, dalle suore Carmelitane di Campi Bisanzio.
Nel 1886 il padre Emmanuele della Croce fondò un ospizio con cappella a Baylan, cittadina distante da Alessandretta 16 Km. Lo scopo di questa fondazione fu quella d’incoraggiare ed istruire numerose frazioni di Cristiani scismatici che desideravano il ritorno alla chiesa cattolica. La speranza non fu delusa. Molte famiglie si convertirono e la nuova cristianità trovò in quel nostro ospizio conforto e protezione nelle cruente persecuzioni scatenate dal fanatismo turco contro i cristiani, specialmente inquella del 1908 . A Beilan nel 1910 fu aperta anche un orfanatorio, asilo infantile e scuola femminile, opere tutte della nostra missione, affidate alle suore Carmelitane di Campi Bisanzio. Le quali opere, causa i disastri della guerra mondiale, sono estinte, quindi la missione oggi in Beilan non è altro che un ospizio e capella.
Nel 1907 le nostre Suore Tereziarie, dipendenti dalla missione di Siria, aprirono a Caifa una scuola femminile a cui aggiunsero successivamente un asilo infantile e scuola di lavoro. Nella stessa città nel 1927 si apri una seconda scuola femminile gratuita, diretta dalle stesse benemerite Suore.
La missione di Siria nel 1919 apri una nuova stazione a Macri (Anatolia), di fronte a Rodi. Questa stazione era destinata ad essere base di nuove missioni in Anatolia. Già il lavoro era cominciato e si nutrivano le più liete speranze di un fecondo apostolico, ma, per la spinta xenofoba di Mustafa Kamal, i nostri Superiori furono costretti a chiudere le due scuole, maschile e femminile, ed ambulatorio, che già funzionava egregiamente sotto la direzione di una valente chiururgico italiano.
Le suore Terziarie Carmelitane francesi, che da lunghi anni curano un orfanatrofio e scuola a Caifa ed una scuola ad Esfia, sul Carmelo, nel 1921 fondarono un collegio ed orfanatorio a Lattaquié (siria), distante 157 Km da Tripooli. La scuola di queste nostre suore è frequentata da oltre 350 alunne; altro buon numero di alunne frequentano la nuova scuola fondata dalle stesse Suore nel 1925 a Dher Saphra, villagio distante un’ora da Lattaquié. Le scuole ed altre opere di queste nostre consorelle francesi non dipendono dal superiore della nostra Missione, ma le suore amano di essere sotto la direzione spirituale dei nostri missionari per ricevere dai loro confratelli di religione indirizzo, guida, spirito proprio della grande Famiglia Teresiana, anche nelle nuove fondazioni da esse fatte in Slenfe e Beirut.
Conclusione: I cultori della storia del Cattollicismo in Oriente riconoscono il contributo dato, attraverso tre secoli, dai missionari carmelitani scalzi alla conservazione della vera fede dei Cristiani apparteneti ai diversi riti orientali, nonchè alla conversione di non pochi scismatici. Tra gli altri basti notare Mons. Bougaud, nella Storia del Cristianesime in Oriente, il quale afferma che se i cattolici orientali, ciò si deve allo zelo dei Carmelitani Scalzi, dei Francescani, Gesuiti, Lazzaristi. Nella storia Universali della Chiesa, il Card. Hengenrother encomia l’opera dei Misasionari Teresiani in Oriente. L’illustre orientalista padre Cheico S. J. Nella sua opera “Storia letteraria del secolo XIX” riconosce l’efficacia e gli ottimi frutti dell’insegnamento impartito dai Figli di santa Teresa nelle tutti gli ordini religiosi hanno missioni in Oriente le quali, missioni incontrano tutte le stesse difficoltà, e nessuna di esse può vantare conversioni numerose come altrove. Ma tutti i m issionari, a qualunque istituto appatengano, lavorano tenacmente per la conservazione dei cattolici nella fede di Roma e nell’abbattere per sempre gli ultimi baluardi del fanatismi musulmano contro la vera religione cristiana.
Quatunque essi abbiano sempre preferito di lavorare in silenzio, la loro opera, però, non è mai passata inosservata alle alte autorità ecclesiatiche che, in ogni tempo, hanno encomiato il lavoro e lo zelo dei nostri Padri.
Questo lavoro iniziato in Aleppo tre secoli fa, se nella seconda metà del secolo scorso ebbe a subire un deprecato rallentamento, causa le successive soppressioni degli Ordini religiosi inEuropa, negli ultimi trent’anni esso è stato ripreso con maggiore alacrità apportando frutti più copiosi.
La nostra Missione ha quattro chiese, sei cappelle pubbliche, 14 scuole, un ospedale, un orfanatrofio e tre farmacie; conta 23 padri, 10 fratelli e 14 Sacerdoti ausiliari indigeni e presta assistenza spirituale ai Fratelli delle scuole Cristiane ed alle suore di San Giuseppe dell’Apparizione.
Oltre al Terz’Ordine del Carmelo stabilito a Biscerri, a Kobayath, in Alessandretta, la Missione tiene confraternite e società di mutuo soccorso, mantiene per l’insegnamento 45 insegnanti, oltre i Pdri e le suore, con una media di 1700 alunni di ambo i sessi.
La popolazione della Siria, secondo l’ultima statistica presentata dai nostri Missionari nell’Esposizione Missionaria Vaticana, ascende a tre millioni di abitanti, dei quali 400.000 sono cattolici e tra questi si svolge l’apostolato dei nostri confratelli.
Nell’immediato dopo guerra i nostri Superiori, uniformandosi alle direttive della Santa Sede e raccogliendo i voti degli ultimi prefetti Apostolici: Padre Fernando di Santa Maria della provincia Veneta, che fu poi Vescovo di Quilon, del Padre Emmanuele della Croce e del Superiore Apostolico Padre Cirillo di Santa Maria, aprirono un piccolo seminario prer indigeni, da cui uscirono novizi, studenti di filosofia e teologia e padri ... e, quando questi nostri giovani, che ora sono manipoli, diventeranno chiere, si dovranno cercare nuovi centri di apostolato; il carmeli in Oriente dilaterà le sue file, segnerà nuove tappe e porterà sempre più avanti la sua millenaria bandiera, su cui è scritto:
ZELO ZELATUS SUM
PRO DOMINO DEO EXERCITUUM.

PREFAZIONE
Scopo precipuo che induce a raccogliere le memorie riguardanti la nostra stazione missionaria di Biscerri. Sarebbe quella di compilare una cronistoria esatta, ma alla distanza di tre secoli dalla fondazione di questa nostra Missione non è possibile raccogliere gli elementi indispensabile per completare un lavoro che potrebbe appagare il legittimo desiderio dei nostri confratelli presenti e futuri.
Nell’archivio generalizio dell’ordine in roma , esiste un’accredita croninsta della nostra stazione di aleppo; in quel volume si parla dei primi passi della fondazione della stazione di Mar Liscia in Biscerri, Monte Libano, ma, deta la distanza, non è possibile consultarla. Copia di detta cronista si trova, a quanto pare, presso i padri Gesuiti di Beirut o presso Monaci Maroniti, certo è ch’essa esiste.
Nella rivista patriarcale maronita in un numero del 190 – 1031 era citata la nostra autorevole cronistoia di Aleppo, per una questione sorta verso la fine del XVII tra i Francescani di quella città con i riti orientali a propositi di diritto di proprietà del cimitero cattolico.
Lo scopo, quindi del presente lavoro è modesto, privo di qualsiasi valore critico; si tratta, perciò, semplicemente di raccogliere memorie antiche, affinché col tempo non vadano completamente perdute.
Raccolte cosi le poche memorie antiche, è scopo del presente lavoro fissare fatti e date più recenti con l’augurio che in progresso di tempo sorgano volenterosi confratelli, i quali siano in grado di colmare le antiche lacune e continuare a registrare fatti e date in modo da compilare un lavoro organico da cui possa trasparire l’apostolato religioso e civile dei nostri confratelli.
Evidemente nel parlare della nostra stazione missionaria di Biscerri occore toccare argomenti che si riferiscaono ad altre case. Ciò non è materia di confusione, ma un fattore che presenta più compatto ed organico il lavoro propostoci.
Della nostra stazione di Biscerri, premessa una breve descrizione topografica, si parlerà prima della stazione di Mar Liscia (s. Eliseo), poi della fondazione di Mar Sarkis (S. Sergio) e in Mar Juseph (S. Giuseppe).
Nello stendere i cenni storici delle tre case si presenterà la biografia dei Missionari che si sono distinti per virtù religiose e per zelo della salute delle anime nel lavoro apostolico, svolto in questa regione del Libano Nord.
Ai lettori di questo modesto lavoro chiediamo venia per le involontarie inesatezze incorse e per le lacune non potute colmare per mancanza di documenti. É di somma importanza poter affermare che fra tanti documenti che attestano dell’attività missionaria dei nostri confratelli svolta in 300 anni, v’é un document tuttora vivente; documento che ebbe inizio tre secoli fa, poggiato su costante e generale tradizione ed é questo : il popolo di Biscerri e dei paesi limitrofi cocepi la più alta stima dei missionari Carmelitani Scalzi fin dal loro arrivo in questa regione del Libano Nord, e tale stima, fondata sulla santità della vita, sulla coltura e sullo zelo apostolico dei nostri fratelli, non è mai stata smentita. Ed è il paese, concorde, che afferma, che per tradizione ininterrotta, mai il popolo, nè ieri, nè oggi. Ho potuto constatare azioni, fatti che potessero anche lontanamenteoffuscare il buon nome, la virtù, la santità della vita dei Religiosi Carmelitani, che ci sono costantemente succeduti nella nostra Missione di Biscerri.
Tale amore e tale stima, oggi è sentita più che mai. Ai nostri Fratelli di domani la preghiera, l’augurio di aumentare la stima, l’attaccamento e la venerazione che il popolo nutre verso il Nostro Santo Abito e tutto ad maiorem Dei gloriam.

BISCERRI
Le vette del Libano inardite, somigliano a vecchi, cui, per gli anni, le schiene si curvano in grad’arco ed il capo spogliasi delle noe chiome. I cedri quei titani della flora terrestre, gloriosa chioma del Libano, divemgono sempre più rari suo capo. Di quei cedri, che ai tempi biblici formavano il glorioso popolo libanese, cui la scrittura si compiace paragonare il Giusto, “il giusto fiorirà come la palma, grandeggerà come il cedro del Libano”, ve n’erano flote e nere foreste. Si popolosa tanto fu la famiglia dei cedri che se ne madavano in tutto l’Oriente e formare i padiglioni dei principi ed i sontuosi templi delle nazioni, menao vanto i monarchi assiri sui cilidri cuneformi ed i Faraoni dell’Egitto nelle scritte geroglifiche trionfali dei loro templi, di essere montati sul Libano. Diaverne scosse ed atterate le folte foreste dei cedri che lo rivestivano. Oggi solo pochi gruppi sostengono la gloria del loro nobile ed antico lignaggio. Ebbene proprio vicino ad un gruppo di quei cedri superstiti, all’alteza di 1930 metri sul livello del mare piacque ai nostri predecessori Carmelitani porre un nido del N. Ordine.
Fu un calvinista convertito. Un padre Olandese, che si portò il primo nel 1643 a fondare colassù un chiostro ed a dare principio alle nostre missioni sul Libano. Si salutarono allora il Libano ed il Carmelo, squassando i loro capi con cenni di gioia e di fratellanza. Quel primo chiostro, in vicinanaza dei cedri, sorse nella profonda dirupata gola del Nahr Kadischa, ossia fiume dei Santi, o, a dir meglio, in una spaccatua di due monti, u’ora distante da Biscerri, cittadella maronita. Orribili e pur belle a vedersi sono le anguste fauci di quei monti, dove sorse il primitivo nostro convento libanese; gli scroscia sotto, nel fondo, il torrente Kadischa, trabalzando di sasso insasso le spumose bianchissime onde.
Le due pareti di monti ssi drizzano a picco, formando una strettissima gola, dove acuti scogli sporgono da una parte e dall’altra e nudi, arditi picchi slanciansi verso il cielo; sono come un diadema di stile gotico che corona quelle gigantesche pareti della mano di Javeh. Nel fondo, dunque, di questa gola, in una caverna quasi inaccessibile della parete occidentale del monte, sotto un enorme scolgio sporgente, scelse il buon Padre Olandese la nostra prima dimora e vi eresse un convento. Si trattava di un nido nella roccia, più adatto ad aquile dal volo potente che a miseri mortali. Ma erano in tempi pericolosi, bisognava diffendersi dagli assalti improvisi di bande di fanatici e di beduini, ed è perciò che tutti i conventi di quell’epoca, in terra Santa, sono fatti a guisa di fortezze o innalzati sugli scoscesi dirupi dei monti.
Fu però impossibile ai nostri perdurare a lungo in quel nido di aquile. Si cedette il posto agli Antoniani Libanesi e si andò in cerca di un più comodo sito, dove porre i Carmelitici lari. Nel 1701 venne scelta un’altra troglotidica caverna, meno distante dalla cittadella di Biscerri, e sopra allo stesso scaglione di monte.
Pur quel nuovo eremitaggio era tagliato nel monte; la chiesa, detta Mar Sarkis, perchè dedicata a San Sergio, era nuda grotta, chiusa da un muro per riparala dai non miti inverni; le celle ed il corridoio del convento erano scavati proprio nella viva roccia. Tali restano ancora oggi la chiesa ed il convento che furono nostri. Alla distanza di venti minuti siede in pittoresco sito Biscerri con i suoi 5000 abitanti. Se volete un’idea della sua popolazione, immaginate di essere sul bel mezzo di una anfiteatrro, di quelli che solo la mente di Dio sa architettare, un anfiteatro di monti altissimi con le creste coronate di neve, coi fianchi rigati di bianche striscie di acqua scendenti precipitose dalle cime verso la valle. Le pareti di questo colossale anfiteatro, ri pide, impraticabili verso la sommità, scendono con dolce declivio verso il centro e formano dopo mille e più metri di discesa il primo gradino; sopra questo vi giganteggiano i cedri, stretti come una sola famiglia da un recinto che tutti li abbraccia e difende, e dopo altri 400 metri il pendio diventa ad una tratto più dolce e le pareti paion tendere con impeto ad incontrarsi nel mezzo, formando cosi un secondo gradino di questo anfiteatro e preparando un seggio a Biscerri, perchè si assida spettatrice del meraviglioso panorama. Ma Biscerri non si pò muovenvere a grand’agio su tale spianata, perchè le pareti dei monti, cedutole un piccolo spazio, ad un tratto scendono a piombo, e per più di 200 metri, costringendo i timidi ruscelli a far spaventevoli salti nella profonda valle, dove scorse il primitivo nostro chiostro. Incantevole è la posizione di Biscerri, tra i verdeggianti terrazzi del monte e sull’orlo di quel precipizio, ma per sua mala ventura è pochissimo il terreno coltivabile che si stende ai suoi fianchi.
Biscerri è visitata ogni anno da molti turisti e studiosi esegeti, che ascendono ai cedri e si dirigono versoTripoli; bello, specie in Maggio, quando i numerosi ruscelli scendono dai monti, rigonfi delle squagliate nevi e tutti insieme sembrano intonare un potente concerto cui l’ecco ripercossa nei seni dei monti accrosce maestà e terrore. L’urlo solingo e fiero del torrente che serpeggia e mugola nel cup fondo, lo scroscio di tante cascate ed il mormorio dei ruscellitti formano un tono che si aggira notte e dia in quel chiuso orizzante. Quel tuono è la nota del poema eterno, il torrente, i ruscelletti e le cascate sono le corde che un’invisibile mano tocca, e dia e notte fa vibrar senza posa. Ma, la poesia, l’incanto, il fascino che subisce il turista. Visitando il territorio di Biscerri, abbraccia tutta la regione montuosa che in qualche modo si potrebbe dire la conca di Biscerri. Venendo da Tripoli per la strada di Zgorta o per quella di Kusba, attraversando tratti difficili, regioni aride, superando arditi picchi, nessuno potrebbe immaginare, o lantanamento suppone , di doversi trovare di fronte ad un panorama dei più suggestivi che offre la catena del Libano Nord. E questo magnifico panorama si presenta subito allo sguardo arrivando ad Hadth. Con un colpo d’occhio s’abbraccia tutta la coca che ha per centro Biscerri.
Questa cittadina, vista cosi da lontano, dà l’idea di una regina che si asside sul trono che la natura le ha fornito, circondata dalle sue dame di corte, rappresentate da grazionsi e pittorechi villaggi, che a destra ed a sinistra le fanno degna corona.
Nel versante orientale della valle dei Santi, partendo da Bisceri, si vede sulla continuazione dello stesso altipiano dei Cedri Bekakafra, mentre sulla magnifica strada asfaltata si incontra Baroscia, Bashun, Hasrun, famosa per aver i natali a Mons. Assemani Arcivescovo titolare di Tiro e Bibliotecario di S.R. Chiesa.
A pochi minuti da Hasrun si trova Diman, villeggiatura estiva di Sua B. Il Patriarca maronita ed in fine Hadeth. Nel versante occidentale del Naher Kadiscia, si ammirano il villaggio chiamato Haccit, poi Blausa, Ben, fersgob e poi in infe Ehden. Tutti questi villaggi sono meta desiderata e presclta non solo dai turisti, ma sopratutto di villeggianti che nell’estat vi affluiscono in gran numero per godervi la freschezza e purezza dell’aria e la tranquilità e la calma. Cui la regione invita e con tanta magni ficenza fornisce.
La popolazione di tutte la regione è tenacemente staccata alla religione cattolica di rito maronita. Essa nutre a fierezza della sua fede, sente l’orgolio della sua discendenza.
In fatto di religione, nel corso di più secoli, i Maroniti di questa forte regione non hanno mai ammesso compromessi coi Turchi, e per sfuggire alle insidie dei Musulmani, questi cristiani modello si rifu giarono nelle gole delle loro montagne, si aggrapparono alle rocce dei loro picchi, e chiesero ai loro monti l’alimento indispensabile alla vita, sfruttando ogni palmo di terra, e portando la cotivazione dei campi, che prima erano stratti aridi e dura roccia, ad un’altitudine tale da suscitare ammirazione e stupore tra gli stessi periti di agri coltura.
Nel centro di questa tanto decantata regione del Libano Nord, i Carmelitani Scalzi tre secoli fa piantarono una tenda, che pel corso di tanti decenni non ha mai oscillato di fronte ai venti i più impetuosi, ma, perchè piantata sulla roccia, è amdata sempre più rafforzandodosi, allargandosi e consolidandosi in modo che con la pietà e lo zelo dei suoi abitanti essa poiettò e proietta su tutta la zona luce che fu e sarà apostolato di operosità, di carità e santità.
La siria, questa grande provincia dell’Asia Minore, detta Aram dalla Scrittura, era comunemente chiamata dagli Orientali col nome di Al Sciem (regione settentrionale, in rapporto ai deserti dell’Arabia). La Siria fisicamente si distingue in tre regioni: il littorale, compresa tra il Libano e le sue ramificazioni meridionali da una parte ed il Mediterraneo dall’aktra; i terreni uguali, all’oriente della montagna, costituiti da rocce nude e sabbie che finiscono col confondersi col deserto; la montagna con le valli e la pianura che ne congiungono le diverse parti.
L’Oronte che scorre nella parte superiore e va sboccare nel Mediterraneo ed il Giordan, che fa cammino opposto verso il mezzogiorno, scardinandosi nel Mar Morto, segnano i termini tra le due regioni ultime.
Se di eccettui l’Eufrate, la Siria non ha fiumi importanti ed in più luioghi manca di acqua.
Essa produce cereali di ogni genere, sessamo, rizo, cotone, tabacco, vino, olio d’uliva, zafferano, datteri e molti altri frutti squisitissimi. Vi allignano pure alberi d’alto fuso che amano il clima caldo, tra cui cipressi ed i famosi cedri del Libano.
Ha grande qualità di bestiame, bufali, montoni dalla grossa coda, capre, gazzelle, cammelli, bachi da seta, api e quei molluschi dai quali anticamente i Siri estraevano la materia colorante per le porpre preziose.
Vi si trovano cave di marmo, ferro, carbon fossile; ma altri minerali racchiude nel suo seno, che formerebbero la sua ricchezza qualora vi fosse libertà ed incoraggiamente al lavoro ed alla ricerca.
Il movimente commerciale della Siria è considerevole, specialmente per lo sviluppo dato dagli Europei a parecchi rami dell’industria.
In uns estensione di 2.300 miglia geografiche quadrate la popolazione è relativamente numerosa, pur se per qualche anno precedente la crisi mondiale si è notata una forte corrente d’emigrazione per l’America e l’Australia.
Gli abitanti sono di più razze: Arabi, Turchi, Grecci, Armeni, Ebrei tribù nomade di Beduini, di Turcomanni e Kurdi.
La regione montuosa è occupata da altri popoli, che hanno sempre avuto governo proprio o tollerato con impazienza la supremazia dello straniero, spessissimo in armi tra loro motivo delle credenzereligiose. Questi montanari sono i Druzi, mezzo idolatri; i Maroniti, cristiani, i Metueli; gli Ansairie o Nesairi, settari deisti ecc ...
L’arabo è la linguaa predominale; la siriaca; poco estesa, è solo della liturgia; il turco, sull’estremo limite orientale, è molto diffuso; negli ultimi anni, in fine, sono state diffuse ampiamente le lingue europe, italiana, spagnola, inglese e francese, quest’ultima in modo speciale a causa del mandato sulla Siria e Libano, affidato alla Francianel dopo guerra.
Questa contrada risente ancora dei malefici effetti della tirannide turca e della sia pur ite ingerenza straniera; inoltre, trascurate per tanto tempo l’agricoltura e l’industria, non fa meraviglia se alla richezza ed agiatezza sia subentrata la povertà e la miseria.
Grandi memorie storiche si riferiscono alla Palestina ed alla Fenicia non solo, ma pure alla Siria propriamente detta, Egizzi antichi, Assiri, Greci, Romani e parti si sono disputati per lungo tempo il possesso di questa contrada, che, se da un lato a trovarsi in situazione favorevole per traffico, dall’altra, formando come un’importante linea militare ed un baluardo dell’Egitto, non poté rerggersi indipendente né progredire politicamente. Sesostri, Alessandro, Pompeo, gli eroi delle crociate, Napoleone, ed infine le truppi belligeranti della guerra mondiale, hanno imprese le loro oorme belliche su questa terra, una volta si fiorente di civiltà, della quale rimangono troppo poche vestigia.
Prima divisa in piccoli stati, tra cui quello di Damasco era il più antico e il più ragguardevole, ebbe ad essere campo di discordia nelle guerre degli Ebrei e dei Fenici coi Faraoni di Egitto, fino a che, verso la metà del secolo VIII a. C, Tegla Tfalassar l’uni alla monarchia assira, con la quale cadde poi sotto il dominio persiano.
Conquistata poi più tardi da Macedoni con la vittoria d’Isso 301 a. C. La Siria divenne centro di uin nuovo impero fondato dai Seleucidi, che fecero il possibile per ellenizzarla. Ridotta, quindi a provincia romana l’anno 63 da Pompeo, essendo in vicinanaza di Gerusalemme, fu una delle prime contrade che si convertirono al Cristianesimo. L’anno 638 dell’era nostra, il Galiffo Omar la soggiogò, e per un secolo circa, Damasco fu la metropoli del mondo musulmano, avendovi gli anniadi frmata la loro sede. Dal delinare del secolo decino al termine dell’undicesimo per poco occupata dai Grecci bizantini, poi soggigata da Califfi fatimiti di Egitto e dai Turchi selgiaucidi, fini per essere meta gloriosa ai Crociati; nell’anno 1291[2] i latini perdettero ogni paese conquistato in Asia, quando i Mammalucchi presero Acri e Tiro. L’anno 1317 questi dominatori vennero alla loro volta abbattuti in Siria e nell’Egitto dal conquistatore ottomano Selim I.
Tuttavia i turchi non hanno mai potuto stabilire solidamente; ed alla fine del secolo passato il famoso Gezar, Pascià di Akri, contrastò alcun tempo alla Porta il dominio di quasi tutta la pianura.
La Siria fu ancora una volta sottratta all’autorità del Sultano da un altro più potente suo vassallo, Mohammed Ali, il cui figlio Ibrahim Pascià, ne fece la conquista nel 1832.
Questa contrada rimase soggetta al Vicerò di Egitto, il quale, però, ebbe sempre a lottare contro gli’insorgenti della montagna, che non gli davano tregua, fino agli avvenimenti del 1840.
Per lo operazioni della flotta austro – Britanica, incaricata di mandare ad effetto i provvedimenti coercitivi, determinati in favore del Sultano contro il vassallo ribelle dal trattato di Londra il 15 Luglio 1840, Ibrahim Pascià dovette uscire dalla Siria l’anno medesimo. L’Emiro dei Drusi, Bescir, della famiglia Scehb, che aveva pure ridotto all’obbedienza i Maroniti ed i Mutueli, fu fatto prigione, deposto e Dagl’Inglesi relegato a Malta.
La Siria, restituita alla Porta, fu sino agli ultimi tempi in continua agitazione, cosi che la diplomazia europea ebbe sempre ad occuparsene. Nelle città il fanatismo musulmano e nelle campagne i furti furono causa di perenni disordini; la montagna sempre in sollevazione volonta ed inetta amministrazione dei Pascià, cui erano soggetto tribù diverse di razza e di religione, che di frequente erano alle prese tra loro.
Per la difficoltà di reprimere i sanguinosi effetti dell’odio dei Druzi per i poveri Cristiani, specie Maroniti, parve unica via rimettere al potere la famiglia Scehab, che da molto tempo godeva di autorità e di cui l’ultimo capo, l’emiro Bescir, aveva sasputo far ri spettar la montagna da tutte le tribù. Questo tentativo fali e nel 1860 l’Europa dovette rabbrividire alle stragi e carneficine fatte contro i Cristiani dal furore musulmano, per cui si provocò, col consense di tutte le potenze, l’intervento e l’occupazione francese.
Tale occupazione durò poco tempo e restrinse la propria attività nella protezione dei Cristiani di tutto l’Oriente, privilegio, questo, ereditato da Napoleone Bonaparte, dopo la caduta della Republica Veneta.
Nella guerra mondiale 1914 – 1918 la Turchia si schirò dalla parte degli’Imperi Centrali. La Siria ed il Libano ebbero a soffrire fame ed epidemie d’ogni genere.
Terminata la guerra. La Siria ed il Libano furono costituiti in un solo mandato, affidato dalla Società delle Nazioni alla Francia.
E non poteva accadre diversamente, se si considera la costanza opera di penetrazione, esercitata per decenni dal governo della republica. La francia nell’assumere il mandato sulla Siria, divise questa regione che anche oggi persiste, nonostante l’opposizione del popolo siriano.

MAR LISCIA
É ben conosciuto che lo scopo precipuo di Santa Teresa nella restaurzione del Carmelo fu appunto di dare alla Chiesa una falange di contemplativi ad un tempo e di apostoli, a salvezza di tante anime traviate dalle eresie di quei tempi, e di tante altre che per mancanza di cristiana istruzione camminavano per la medesima via di perdizione. E non andarono fallite le sue ardenti mire! In breve, infatti, apparvero per ogni dove i Figli di Teresa, nei quali tutti sembrò trasfus da lei e lo zelo della salute delle anime e lo spirito dell’apostolato cattolico. Varcarono essi gli Occeani, desiderosi di portare Cristo ai barbari, pronti a far sacrifizio della propria vita.
Fu nel 1582, 1583, 1584 che dalla Spagna furono fatte le prime spedizioni dei nostri erotici confratelli nel Congo e, inidia poco, nel 1591, anche nel Messico. Ma quelli che hanno benemeritato delle nostre missioni sono stati gli scalzi della Congrgazione d’Italia, ai quali era stato riservato da Dio la gloria e l’onore di portare il suo nome e alla Persi, e alla Siria, e al Gran Mogol, e alle Indie.
Si era nel 1604, quando il nostro V. P. Piertro della Madre di Dio, insieme con altri tre religiosi, si metteva in viaggio alla volta della Persia, accompaganto dall’apostolica bendizione e munito di lettere commendatizie di S. S. Clemente VIII pel sovrano di quella vasta regione. Non tardarono molto i generosi campioni di Cristo a cattivarsi la benevolenza di quel principe, che ebbe verso di loro infatti ogni riguardo e condiscendenza, largheggiando con essi di molti privilegi, fino a dar loro casas e terreno, dove fabbricarono la prima chiesa cattolica in Persia, aperta solennemente al culto il 2 Febbraio 1608 . E la popolazione ripose con entusiamo alle cure e alle fatiche di quei santi missionari, tanto che in breve tempo si fece sentire il bisogno di altri, i quali si sparsero nel grande Impero costituendo dovunque delle comunità cristiane.
Fu dietro questi successi che la Santa Sede si mosse ad affidare alla nostra Congregazione d’Italia altre imporetanti missioni, specialmente quella di Siria.
La missione di Siria fu fondata dai nostri Padri Italianipochi anni appresso la morte della N. S. M. Teresa di Gesù. Nel 1627 infatti, esisteva la stazione di Aleppo; quindi nel 1643 fu fondato quella di Biscerri, sul Monte Libano, e nel 1645 quella di Tripoli.
La missione di aleppo, in quei tempi, era considerata la prima fra tutte, sia per le conversioni frequentissime, sia per l’importante sua posizione, sia per la facilità con cui i nostri missionari potevano passare da questa alle altre missioni di Persia e di Bagdad; come pure perché in questa città risiedevano ordinariamente i rappresentanti di tutte le nazioni, con le quali il nostro superiore, che allora portava il nome di Vicario, doveva stare in ottimo accordo per il bene e la propagazione del cristianesimo. Il primo che ebbe il titolo di Vicario fu il padreGiuseppe Angelo di gesù Maria. Genovese, religioso di molta modesta e di illibati costumi, il quale dopo di essere stato nelle Indie Orientali e nella Persia in qualità di visitatore, si portò, per ordine del generale, in Aleppo, ove assinse il sudetto ufficio, governando la Missione per oltre 20 anni con plauso ed edificazione di quanti ebbero la ventura di avvicinarlo. Questo padre, carico di anni e, ancora più di meriti, dopo breve ma dolorosa malattia sofferta con molta pazineza e rassegnazione, se ne andava agli eterni riposi l’anno 1682, lasciando in una tristezza incosolabile il suo compagno, che nell’ora suprema lo aveva confortato di tutti i sacramenti di S. Chiesa.
Quale vita aspra e scaricata menassero i nostri missionari nella nuova fondazione ce lo dicono i libri di amministrazione di quei tempi. Non avevano essi che poche stanze prese in affitto, in uba delle quali celebravano il divino Sacrifizio. Privi eziande delle cose più necessarie e indispensabili alla vita, erano costretti non di rado a raccomandarsi alla libertà dei pochi fedeli da loro convertiti; e la loro inopia era talmente estrema che perfino nelle vesti differivano gli unbi dagli altri, vestendosi ciascuno come gli veniva dato. Non ostante però le sofferenze e le privazioni di ogni genere, quali veri campioni di Cristo, lavorando indefessamente nella vigna del Signore, con zelo di apostoli, sitibondi di lucrare anime a Dio.
E i loro sudori non furono sterili, anzi spesso coronati da successi consolanti, per la conversione di non pochi musulmani, gracci acattolici, siriaci dissidenti ed armeni, come troviamo registrato in un voluminoso manoscritto di quei tempi, intitolato: “libro delle conversioni.” Tal libro dimostra chiaramente quel fosse l’operosità e lo zelo che accendeva i loro petti, per l’onore di Dio e per l’acquisto di nuovi fedeli all’ovile di Pietro.
Amatissimi e venerati furono sempre da ogmi ceto di persone, in grazia della vita edificante che esi facevano. Nel 1691, mentre in Aleppo la peste menava orrenda strage di quell’atterrita popolazione, i nostri missionari, quasi dimentichi di sè e del pericolo cui si esponeva, furono i primi a mettersi al servizio dei caduti, confortando e soccorrendo tutti con ammirabile abnegazione, passando di porta in porta, di turgurio in tugurio, a sollevare la misera umanità sofferente.
Più volte, mentre in fanatici Turchi sollevavansi contro i Cristiani, questi venivano allogiati nel nostro ospizio e nelle case vicine, ove i figli del riformato Carmelo con materna cura tergevano le lorolagrime, li incoraggiavano a sopportare ogni sorta di oltraggi per amor di Gesù, che per la nostra salute non declinò i tormenti più ignominisi e infine mori sulla croce.
Ben si meritavano, quindi, i nostri missinari tutto l’entusiasmo e la venerazione del popolo, mentre in suo favore dedicavansi con tutto l’ardore; entusiasmo e venerazione che aumentarono dopo la loro morte.
É degno di memoria il trasporto funebre (descritto nel citato libro delle conversioni) di certo padre Bruno di san Giovanni, il quale era venuto a morte nel 1661.
La città di Aleppo non diè mai spettacolo di affetto e di venerazione maggiore che per questo umile figlio di santa Teresa. Erasi egli donato interamente al bene delle anime, fin dalla gioventù, ed aveva consumato la sua vita in missione tra le più belle e ardue opere di carità, dando ai fratelli esempio di rare virtù, per le quali era stimato e venerato qual santo. Ma ormai egli era maturo pel cielo, una febre maligna colse l’olezzante fiore del Carmelo per adornarne il trono di Dio. I dolori della infermità, che fu una prolungata agonia, non turbarono punto l’animo invitto del paziente, nò gli fece paura il pensiero della morte vicina. La sua dell’anima, in quegli ultimi momenti, si mostrò tranquilla e serena tanto che dalla bocca del nostro agonizzante non uscivan che parole di rassegnazione e di bendizione, ripetendo egli spesso con Giobbe: “ Sia benedetto il nome del Signore.” Chiese egli stesso gli ultimi Sacramenti, riceveti i quali, se ne volò in seno di Dio, tra la profonda commezione del popolo.
La mesta notizia si propogò in un baleno nella città e, sia del basso popolo che della’alto ceto, si accorse a dare un ultimo tributo di affetto a buon missionario, accompagnandone la salma all’ultima dimora, nella chiesa della nazione maronita, il corteo funebre fu oltre modo omponente. Precedeva in prima fila (cosi il libro delle conversioni) il Patriarca Greco – cattolico col seguito, salmeggiando in suo rito; in seconda ordine Mons. Andrea Dionisio, Arcivescovo dei Siriaci, pregnado parimenti col suo clero; in terzo luogo schieravaso tutto il clero armeno e maronita; poi tutti i religiosi e laici europei; infine chidev il corteo il Signor Francesco Piquet, console di S. M. Il Re Cristianissimo di Francia, scortato dai suoi giannizzari, ed una folla infinita di popolo. Tali gli onori resi a questo figlio di Santa Teresa, che con la virtù e lo zelo erasi conciliato l’affetto di tutti.
La missione di Aleppo fu fondata dal V. Padre Prospero dello Spirito Santo, spagnolo di nascita, ma figlio della Congragazione d’Italia. Il venerabile Padre diresse i primi passi di questa stazione ed i superiori successivamente vi mandarono missionari, che con la virtù e col sapere s’imposero all’ammirazione del popolo e del clero orientale.
Oltre al mentovato padre Bruno, quella stazione fu illustrata da Padre Tommaso di San Giuseppe, dal Padre Basilio di SanCarlo, dal Padre David, nativo di Aleppo e poi vescovo di Smirne.
La virtù e lo zelo di quei primi nostri padri non rimase rietretta nella crchia della città di Aleppo. Ma sopratutto negli ambienti ecclesiatici fu molto ammirata ed approzzata. Segni di tale stima fu rono le insistenti domande del Patriarca maronita S. B. Mons Stefano Duuaii[3], per avere i nostri confratelli missionari nel Libano.
Esplicate le pratiche ed ottenute le debite autorizzazioni, i nostro comfratelli nel 1643, guidati dal Padre Celestino di san Ludvia, pronipote di Calvino, aprirono la stazione missionria di Mar Liscia in Biscerri.
A conferma della stima in cui erano tenuti i nostri padri dalle alte autorità ecclesiastiche basti ricordare che l’11 Maggio 1704 fu eletto patriarca dei Maroniti Gabriele III, di Blausa; il sommo Pontefice Clemente XI confermò tale elezione ed inviò all’eletto il santo Pallio per mezzo del padre Elia, missionario Carmelitano Scalzo.
Dopo un solo anno di governo S. B. Gabriele mori. Il 5 Novembre 1705 fu eletto Patriarca Giacomo IV, di Asrun, il quale fu confermato dallo stesso Pontefice Inncenzo XI e ricevette il Santo Pallio dalle mani del Padre Ferdinado O.C.D.
Biscerri, secondo la storia scritta in Aranbo dal Celebre Vescovo Stefano Douaie (Aldensis) è un paese antichissimo, rimontando ai primi secoli dell’era cristiana.
Nel secolo IV Biscerri era ancora abitata da poche centiania di superstiti pagani. I quali vessavano in ogni maniera i numerosi cremiti ed i pochi cristiani abitanti la sottostante dirupata e spaventosa vallata, che prese poi il nome di Wedi el Kadiscia (valle dei Santi). Fu abitata dai citati anacoreti che colà passavano la loro vita in austerità, rachiusi in orride caverne, disseminate a centinaia qua e là, in quel inaccessibili dirupi, al fondo di quegli abisi, ove solo le bestie feroci avrebbero potuto avere le loro tant, solo gli uccelli di rapina i loro nidi ...
Oh! La valle santa! Quante triste e lurgubre impressione tu lasci nell’animo del visitatore! Quante memorie in lui suscitano i preziosi resti degli anacoreti, che ancora racchiudi nel fondo dei tuoi antri; le oscure pareti dei tuoi nascondigli, testimoni dei sospiri e gemiti santi dei tuoi abitatori; quelle gloriose zolle bagnate dal sangue dei tuoi maritri! ... tu fosti che rapisti al mondo quei campioni, di cui esso non era degno.
Erranti nelle tue solitudini, nelle tue spelonche, vestiti di pelli caprine, bisognosi, angustiati, afflitti ... in premio della loro fedeconseguirono essi la loro giustificazione, le eterne promesse.
Ebbene, in questa sepolcrale solitudine, ove tutto ispira orrore e malinconia, si erano cacciati i nostri antichi anacoreti, i seguaci di Elia e di Eliseo!.
Quivi essi straziavano le loro carni con orribili flagelli e prolungati digiuni, quivi carpivano qualche momento di riposo dopo le protatte veglie in orazione, quivi essi offrivano i loro voti, i loro scarifizi.
Il succitato vescovo. Stefano Douie scrive nella sua storia: “ Erano tanti i sacrifizi che notte e giorno si offrivano a Dio nella valle dei Santi, che il fumo odoroso degli’incensi saliva al cielo come dal mare al cielo si elevano i vapori nella calda stagione”.
E il nome di San Eliseo è ancora venerato in quella valle, anzi ad alcune spelonche, che portano il nome delk Santo (Mar Liscia = San Elise), col tempo si è aggiunta dai Cristiani una cappella per perpetuare colà la memeria del nostro Profeta.
Ivi annessa alla capella vi è un conventino cadente con una decina di cellette poco più larghe in un metro e mezzo e lunghe due, quindi un piccolo ed oscuro corridoio, poi alcune grotte scavate nel masso. Si vede bene che una di esse era destinata ai divini uffizi, quella ove poi, più tardi, si dovette celebrare il Santo Sacrifizio della Messa.
Si scorgono ancora tre piccole nicchie ove posti gli altari intonacati più volte , tanto che levando qualche strato, è dato vedere dei segni di croce, qualche emblema dell’Eucaristia e qualche altro elemento che on sembrano affatto di recente fattura.
Divide questo oratorio un corridorio con quttro piccole celle, costruzione molto probabilmente dei nostri primi missionari, come si rileva da un libro degli Antoniani di Biscerri.
Detti nostri padri, infatti, vennero in questo paese l’anno 1643, come appunto abbiamo già detto sopra, quando i numerosi gentili convertiti, con l’andar del tempo, al cristianesimo, si erano riuniti sotto la montagna dei cedir, praticando colà vita assai semplice e tutta dedicata al lavoro di quelle terre, rese feconde dalla irrigazione delle acque che a torrenti scendono ovunque dalle alture.
In questo tempo i poveri cristiani erano più che mai fatti segno ad ogni ingiuria e vituperio da parte dei perfidi musulmani e di altri barbari, che di frequente scendevano dal versante opposto del Libano per portar via il frutto di un anno di sudori a quella povera gente, la quale veniva ancora brutalmente malmenata ed uccisa, se avesse osato apporsi alle ingiuste pretese di quei ribaldi.
In questi frangenti i nostri missionari, ad evitare molestie e pericoloso, si rifugiarono nelle grotte di Mar Liscia, e quivi cominciarono il loro apostolato fra la misera popolazione erasi rifugiata nella valle.
Quanti e quali sarifizi avranno dovuito essi sostenere si può solamente immaginare chi ha visitato questi luoghi; e pure essi la durarono cosi per molti anni, finché il Signore permise che i suoi fedeli scuotessero il giogo della schiavitù per veivere una vita pacifica e meno triste.
I cristiani, dunque, che andavano sempre più crescendo e popolando quelle spelonche, altra volta dolce rifugio di tanti Santi, non potendo più resistere agli stenti sofferenze, deliberarono di ricorrere all’aiuto di genti straniere per scacciare dalle loro terregli’ingrodi e crudeli Suniti (Turchi fedeli).
I Mutueli e Sciiti (musulmani scismatici), che non vedevano di buon occhio i rivali Sunniti e che volevano subentrare nella rapina, discesero dalle vicine montagne e, unitamente ai cristiani, scacciarono a viva forza quella maledetta razza che dilettavasi di pascersi dei sudori di questi ultimi.
La otta fu accanita, fu vittoriosa, ma i Ristiani non si trovarono meglio: ad un nemico ne succedette un altro più rapace, più crudele ancora, perchè i metueli e con le rapine e con le brutali tiranie dimostrarono ben presto quale fosse stato loscopo della lorp discesa.
I nostri, però, in numero ad essi maggiore, armatisi di novello coraggio, non durarono fatica a disfarsene; che anzi confinatili pieni di vergogna e di meseria al di là dei monti, poterono rientrare nel pacifico possesso delle loro abitazioni e dei loro beni.
II
È proprio dello spirito della Riforma Carmelitana lavorare in silenzio.
Queste silenzio, congiunto al più ammirabile nascondimento, è conseguenza della forza del voto di umiltà che professano i figli di Santa Teresa di Gesù.
Nell’agire, nel pregare , nell’operare si punta verso il cielo.
Non è facile trovare l’artefice o l’autore di gesta che potrebbero procacciare il plauso unanime, umano.
Davanti ad opere che meritanp onore, lode, gloria figura l’abito, non il nome; si sa che è un Carmelitano Scalzo, ma il più delle volte è inutile fare la ricerca dell’autentico autore, perciò questi preferi di rimanere nascosto tra la masssa dei suoi confreteli.
I nostri Padri missionari rimasero nel piccolo ospizio di Mar Liscia dal 1643 fino al 1704.
Conosciamo che primi abitatori dello squalido conventino P. Celestino di San Ludvina, pronipote di Calvino, molto verato nella lingua araba, fece una buona traduzione nella stessa lingua della IMITAZIONE DI CRISTO, stampato in Roma dalla tipografia vaticana.
Padre Celestino ebbe a compagno padre Agostino, che oltre all’apostolico ministero esercitava la professione di medico. Ai dur padri si aggiunsi un fratello, per nome Fra Carlo, che olte gli uffici di casa, acoidiva alla farmacia.
ziccolo drapello questo, ma ben preparato per la forma di apostolato, cui era stato chiamato.
Gran parte della popolazione delLibano Nord poté sperimentare lefficacia dell’assistenza spirituale e materiale dei nostri primi padri missionari del Libano.
Ebbe origine proprio nel Nahar Kadiscia l’amore, l’attaccamento, la devozione che il popolo libanese nutre verso il Nostro Santo Ordine.
Noi primi anni della fondazione di Mar Liscia mori un fratello converso, probabilmente il mentovano fra Carlo. La salma fu inumata in un piccolo sepolcreto preparato a pochi metri a sinistra dello Ospizio.
Per qualche anno i nostri Padri coabitarono con i Monaci maroniti. Secondo la storia degli Antoniani, i monaci maroniti (regolari) non furono istituiti sul Libano che alla fine del secolo XVII.
È gloria e vanto del piccolo Ospizio carmelitano l’aver in esso il profondo arabista Mons. Germano Farhat (Antoniano) compilato la prima grammatica araba (durante il periodo di decadenza della detta lingua).
L;ospizio ebbe l’onore di una preziosa visita da part del Padre Filippo della Santa Trinità, francese; famoso teologo e che fu poi eletto preposito Generale della Congregazione di Sant Elia.
Il padre Filippo, che nel suo ufficio di maestro dei novizi in Ghoa (indie) ebbe la ventura di avere come discepoli i BB. Dionisio e Redento, dopo aver passato lunghi anni nelle indie, prima di tornare in Francia, volle visitare le nostre stazioni missionarie della Siria e del Libano.
Come si dirà nel seguente capitolo, i nostri padri abbandonarono il loro primo campo di lavoro (Mar Liscia) testimonio di fecondo apostolato esercitato per mezzo secolo con plauso ed ammirazione di tutti per trasferirsi a Mar Sarkis.
A Mar Liscia vi andarono definitivamente i monaci maroniti, i quali, in progresso di tempo, variarono l;ospizio ampliandolo e costruirono l’attuale chiesina. Dedicata a San eliseo.
Quantunque i nostri Padri di buon grado accettassero il cambio, occupando cosi l’ospizio di Mar Sarkis, tenuto dai monaci maroniti, cedendo a questi ospizio e terreno di Mar Liscia, però qui, in previsione di futuri agradevoli eventi, si riservarono due camerette e due piccoli appezzamenti di terreno.
Da lunghi anni nessunbo mai ha reclamato diritto sulle due celle e terreno, cosi per diritto di prescrizione, tutto è passato in pacifico possesso dei monaci maroniti.
Un ultimo segno della nostra presenza a Mar Liscia scomparve 1922. si trattava di un casone di legno fatto da Fra Carlo, capace di contere parechi sacchi di cereali, cassone di cui nel 1932 non si trovò più traccia.
Per più anni gli alunni della nostra scuola di San Giuseppe in Biscerri, il 14 Giugno si recavano nell’ospizio di Mar Liscia per partecipare alla festa del Santo Profeta e richiamare cosi le memorie antiche dell’ospizio e dell’apostolato, ivi esplicato dai nostri antichi padri.
Dal 1932 in poi, a più riprese, il superiore del nuovo convento di San Elise ha domandato le memorie dell’antico ospizio di Mar Liscia; i nostri padri, sprovvisti di tali memorie e documenti, di fronte a tale frequente richieste, non hanno escluso il caso che i monaci maronitivoglio cerzierarsi du diritti che non potremmo accampare sulle piccole proprietà di cui sopra, non cdute, ma, virtualmente, abbandonate.

MAR SARKIS (SAN SEGIO)
Le missione cattoliche inOriente son chiamate communemente di conservazione, per distinguere da quelle propriamente dette di conversione.
Scopo non ultimo delle missioni dell’Oriente è di lavorare, predicare, ed insegnare per mantenere i fedeli orientale nella fede avita. È questa una necessità considerando i periodi di cui si trovano circondati da ogni parte i cattolici orientali: vi sono, infatti, varie e differeti credenze religiose, contrastanti con la nostra fede oltre che fra loro.
La Santa Sede ha sempre incoraggiato e suggerito l’invi di missionari in Oriente, e per questo in tutto il Levante vi sono numerosi missionari appartenenti a tutti i principali Ordini religiosi.
Ciò, però, non vuol dire che ai predicatori del Vangelo sia interdetta l’opera di conversione.
È certamente confortante il successo delle classiche missioni cattoliche dell Indie, della Cina, del Giappone dell’Africa; ma i successi riportati nel Levante non sono poi trascurabili.
Basti citare un esempio per convincersi. Circa un secolo fa, in Oriente, i Greci cattolici o Greco – Melchiti non esistevano e, se esistevano, erano piccole frazioni di fedeli uniti ad altri riti cattolici; oggi, inveve, essi sono più di 40000 con gerarchia propria.
Quello che si constata tra i greco –cattolico si può affermare più o meno degli altri riti orientali cattolici, eccetto il rito maronita, che fu sempre attaccato alla fede e Sede Apostolica.
Questi confortanti successi non si possono attribuire alla evoluzione storica, interna di ciascuna chiesa scismatica, ma alla bontà divina, che, nel riciamare alla sua vera chiesa le peccorelle smarrite ed erranti, si è servito della predicazione e della penetrazione metodica pazientemente costante dei cavalieri del Vangelo.
In tali magnifiche conquiste non è stata estranea l’opera umile e silenziosa sei missionari Carmelitani Scalzi. Hanno anch’essi cooperato a ricondurre all’avile tanti scismatici armeni, greci, e siri.
Il loro campo di apostolato inOriente abbraccia la Palestina, la Siria, la Persia e la Mesopotantia,ed, oltre all’opera di conservazione, hanno avuto contemporeamente di, mira l’apostolato della convesrione. Il numero degli sciamatici riortati all’unità della fede dai missionari Carmelitani Scalzi sta scritto in cielo.
Le primizie di tale fecondo apostolato sono costituite da quell’eroico stuolo di cinque armeni scismatici convertiti, che nella Persia suggellarono col sangue la fede in Gesù Cristo. La relazione di questo martirio fu stampato a Roma 1622 ed a Colonia nel 1624 dal V. P.Prospero dello Spirito Santo.
II )
I nostri padri nel 1701 lasciarono l’ospizio di Mar Liscia e presero possesso del romitaggio di Mar Sarkis (S. Sergio). Ameva posizione distante da Biscerri una decina di minuti di strada.
In origine l’ospizio era squallido, poche cellette scavate nella roccia, abitate precedemente da monaci maroniti.
Nei primi anni si diede all’ospizio una sistemazione rudimentale ed una camera più ampia, scavata anch’essa nella roccia, fu adebita a cappella per opera del Padre Elia.
In progresso da tempo furono apprestate altre lievi modificazione all’ospizio, ma alla chiesa attuale, scavata pur esssa nella roccia, fu dato compimento nel 1856.
Nei primi anni della fondazione la proprietà (terreno) dei nostri padri consisteva in piccoli appezzamenti presso la casa, ma qualche anno dopo la famiglia Kairuz di Biscerri cedette ai padri terreni, probabilmente tutto il bosco di sendien (quercie).
Negli anni successivi altri benefattori concessero altri appezzamenti di terreno, di scarso valore, che si estendeva fin verso il ciglio di Nahar Kadiscia.
Pare che la famiglia Kairuz cedesse ai nostri Padri l’ampia proprietà di Mar Sarkis a condizione che questi aprissero una farmacia ed una scuola gratuita.
Data l’estenzione della proprietà, il numero ristretto dei religiosi e lo scarso remdimeto del terreno, i nostri padri trascurarono di porrre i confini al limite loro ceduto e gran parte di terra rimase incolta, per conseguenza, passati molti anni, non fu possibile far conoscere esattamente di confini di Mar Sarkis dalle autorità del paese.
I padri possedevano dei documenti, ma siccome il municipio di Biscerri non attribuiva ad essi valore giuridico, i confini della proprietà ci furono contestati fino a pocchi mesi prima della vendita di Mar Sarkis, avvenita nel Novembre del 1931.
Altri apezzamenti di terreno, sotto la strada carrozzabile, secondo quanto riferiva il fratello fra Michele si Santa Maria, furono gradamente occupati e quindi passati in proprietà di altri, senza che i nostro padri reclamassero o protetassero.
III )
I nostri padri a Mar Sarkis continuarono a svilupparono il tenore di vita, iniziato a Mar Liscia.
Loro scopo era non solo di sovvenire al popolo nei bisogni spirituali, ma possibilemte, per quanto lo permettevano le circostanze, apprestare aiuti materiali.
La popolazione della regione difettava di medici e di medicine e perciò, presso l’ospizio, fu costruito un modesto vano, dove fu allestita una modesta farmacia, alla cui direzione fu posto un fratello, che conosceva sufficiemente la professione di farmacista ed all’occorenza esercitava ahce quella di medico.
Dopo decenni e decenni, dal popolo sono ricordati con commozione e gratitudine i nomi dei nostri fratelli farmaciti: Fra Placido, Fra Angelo, Fra Antonio.
I nostri missionari esercitavano con ammirazione e plauso il loro ministero sacerdotale, ma nelle ore libere si dedicavano alla coltivazione dei campi. Consosciuta e sperimentata la natura del terreno, si avvidere che esso si prestava magnificamente alla coltura delle patate e fagiuoli. Il loro esempio e le direttive da oro dato furono gradatamente applicate dei contadini di Biscerri e paesi circovicini. Oggi, a due secole di distaza, il raccolto delle patate forma una delle principali risorse di questa regione: solo Biscerri ne fa un’esportazione circa 1000 tonnellate all’anno.
Per la fertilità dei campi non bastava solamente dissodarli; bisognava anche concimarli. I contadini del luogo, nei primi tempi, non credevano alla efficacia del concime, ma, in progresso del tempo, dovettero convincersi in modo da arrivare poi al largo uso che se ne fa al presente, coefficiente indispensabile per l’abbandante raccolto dei cereali.
L’attività missionaria dei nostri padri dalla fondazione di Mar Sarkis fino al 1870 non si rerstrinse solamente nell’ambito del territorio di Biscerri e paesi limitrofi. I religiosi stabiliti a Mar Sarkis, predicavano, confessavano, accudivano alla farmacia; in seguuit aprirono nell’ospizio una scuola e di più propagavano l’agricultura con criteri razionali.
L’ospizio serviva anche per casa riposo per quei missionari che quasi tutte l’anno si recavano nei villagi cristiani a predicarvi corsi di esercizi spirituali e missioni. Percorrevano, cosi il Ilbano e la Siria, distribuendo ai cristiano i tesori della parola di dio, cosi che l’ospizio di Mar Sarkis offriva loro riposo e ristoro dopo lunghe e logoranti fatighe dell’apostolico ministero.
Non era difficile ai nostri antichi missionai dedicarsi fruttuosamente a tale forma di apostolato. Perchè essi uscivano dal seminario di San Pancrazio in Roma, dove avevano appreso la lingua siriana ed araba ed avevano approfondito tutte le questioni religiose dell’Oriente. Questa completa prerparazione era una garanzia di fruttuoso ministero. Ed il ministero da loro esercitato fu veramente fecondo.
In tutto il Libano e nelle frazioni di cattolici della Siria le devozioni proprie del Nostro Ordine sono conosciute, amate e ricercate. La devozione dell’Abitino del Carmelo è diffusissima tra il popolo maronita del Libano, e la festa del Carmine, per i maroniti, è festa di precetto.
È anche venerata ed onorata la Nostra Santa Madre Teresa, e non meno conosciuto il Nostro San Padre Giovanni della Croce.
È vero che le devozioni del Carmelo si fanno largo da sè in qualche modo, ma, data la diffusa conoscenza delle nostre devozioni, ciò viene a costituire merito e frutto della predicazione dei nostri antichi missionari.
A diffondere sempre più l’amore verso la nostra celeste Madre, Regina a decoro del Carmelo, contribui senza dubbio un fatto memorando nella storia di Biscerri.
Metueli e musulmani avevano a più riprese devastato e derubato i campi ed avere dei Biscerrani. Scontri cruenti non mancavano, ma questi non risolvevano la situazione. Biscerri e paesi vicini, avendo avuto sentore che numerosi nemici si erano accampati sulle montagne con l’intenzione di aggredire i Cristiani, radunarono tutti gli uomini atti alle armi, invocarono l’aiuto dell Vergine Del Carmelo, mosero contro il nemico ed il loro coraggio e la loro fede furono coronati da brillanti vittoria il 16 Luglio 1761.
La virtù e la scienza dei nostri anctichi missionari era molto apprezzata dall’alto clero orientale; prova ne sia la parte che essi resero nel concilio libanese, apertosi nel 1736, in cui due nostri religiosi figurarono tra i padri ed uno dei padri fu anche segratario del concilio stesso (il Padre Michele).
In verità i superiori dell’Ordine non avendo mai inviato gran numero di missionari in Siria, stante il carattere prevalentemente di conservazione di questa nostra missione. I nostri superiori davano giustamente la preferenza alle nostre missioni delle Indie, però il numero dei missionari della Siria, quantunque ristretto, era sufficiente alle segneze delle varie Stazioni, ed il ministero da essi esercitato abbondanti frutti, stante la loro completa preparazione.
Soppresso da leggi inique il seminario di San Pancrazio in Urbe e paralizzata la vita religiosa degli Ordini in Italia, anzi in tutta Europa, il numero dei nostri missionari in Siria si ridusse di molto; per mantenere le stazioni s’inviarono padri ignori della lingua e poco preparati all’apostolato cui erano inviati.
Il nostro ospizio di Mar Sarkis perdette in parte l’ascendente e l’importanza di prima.
Il popolo continuò ad amare e stimare i nostri padri, però dal 1875 in poi essi si limitarono ad officiare la capella, a dirigere una piccola scuola, ad accudire alla farmacia, non si furono, quindi, piùdrapelli di missionari che si recavano a predicare in villaggi e città del Libano e della Siria.
Causa di disturbi recati ai padri di Mar Sarkis, il reverendissimo Padre Prefetto Apostolico , padre Emmanuele della Croce. Ritirò i padri dall’ospizio e vi tenne in permanenza il fratello Fra Michele Arc. Di Santa Maria per circa 12 anni, inviandovi, però, un padre Missionario nelle maggiori solennità dell’anno.
Per l’ufficiatura della chiesina tutte le domeniche e feste, era incaricato un prete maronita, sovvenzionato dal Superiore della Missione. Il popolo, però, reclamava la presenza di nostro padre e cosi, verso il 1900, vi fu mandato il Padre Brocardo della Santa Famiglia della Provincia Veneta, più tardi il Padre Leone della provincia di Fiandra.
L’ospizio di Mar Sarkis, come arredamente e decoro, aveva una piccola biblioteca; era formata in gran parte di libri apparteneti al nostro ospizio di Aleppo ed altri volumi lasciati da padri missionari, trasferiti in altre residenze o venuti a morte.
Durante la guerra mondiale molti libri furono trafugati da un beydi Biscerri, che poi obbligato a restituirli almeno in parte.
Pare che durante la guerra un padre gesuita avesse auto la bontà di rovistare la biblioteca ed abbia sottratto qualche manoscritto e qualche altra cosa di suo gradimento. E questo, se vero, fu pottuo fare impunemente, perché nessuno dei nostri padri poté rimanere a Biscerr, durante l’immane flagello.
Sparite le cronache ed i registri di amministrzione, ci mancano nomi e dati precisi di tanti episodi che potrebbero edificare il lettore.
In quanto ai nostri religiosi morti a Biscerri in Mar Sarkis, il clero del luogo afferma che uno sepolto a Mar Seba, mentre tre altri furono sepolti nella chiesina dell’ospizio e, cioè, Fra Andrea, fra Angelo e Fra Antonio, i di cui resti furono trasportati nel nuovo sepolcro, preparato dietro la chiesa di San Giuseppe nel novembre 1931.
IV
Alle forme di apostolato già accennato, esplicate dai nostri padri a Mar Sarkis, ne va aggiunta un’altra; quella dell’insegnamento. Per mancanza di documenti non è possibile stabilire il tempo in cui fu aperta la scuola nell’ospizio, ma certamente da notizie raccolte in paese essa rimase aperta per lunghi anni e fra i suoi alunni, tra il 1890 – 1900 ebbe il famoso letterato libanese Gibran Rahmé[4].
Data la ristrettezza dell’ospizio, la scula sempre diretta dai nostri padri, fu trasferita in paesenel quartiere di Saide. Ed è ancora vivo in paese il commosso e grato ricordo del Padre M. Bernardo, il quale, a piedi Scalzi, in pieno inverno, in mezzo alla neve, si recava da Mar Sarkis a Saide per insegnare ai suoi piccoli scolari.
Non pagni i nostri padri di diffenrere tra il popolo la devozione all’abitino del Carmine, fin dai primi anni fondarono in paese il Terz’Ordine del Carmelo riformato.
La missione, fin dalla sua origine, nonebbe sempre un superiore proprio, ma, non di rado, il Vicario del Santo Monte Carmelo esercitava anche l’ufficio di prefetto apostolico della missione di Siria.
A quanto pare, il fondatore dell’ospizio di Mar Sarkis fu un certo Padre Elia; altri religiosi che abitarono l’ospizio e gedettero illimitata stima, tra il popolo furono: Padre Ignazio di santa Teresa (1844) che fu poi prefetto apostolico; padre Eliseo della Madre di Dio, padre Maurizio di SantaTeresa, fra Paolo di San Giuseppe, valente farmacista; fra Andrea, venuto da Aleppo, che dopo 10 giorni mori il 28 Dicembre 1861.
Nel 1864 fu venduto l’ospizio di Aleppo al Signore Nicola Marcopoli per piastre turche 100,000 e fu poi comperato dallo stesso Marcopoli un terreno in Alessandretta per piastre turche 10,000.
È ancora venerata tra il popolo di Biscerri la memoria di Fra Angelo Giuseppe dell’immacolata, morto il 18 Gennaio 1877, a settaantatre anni, e di fra Antonio si San Luigi, morto il 3 Gennaio 1890, a 83 anni di età
Nel 1856 tra i padri dell’ospizio vi si trovava il mentovatopadre Elsieo, aundo ebbe ordine di recarsi a Bassora al Posto del Padre Dionisio italiano, morto improvvisamente, perchè avvelenato dal servo di quella stazione.
Nel 1857 l’ospizio fu visitato dal Molto reverendo padre nostro Generale, pader Natale di Santa Anna.
In tempi più recenti l’ospizio fu abitato dal Padre Leonardo, che fu poi prefetto, dal Padre Emmanuele, che fu poi Prefetto Apostolico per 25 anni, e dall Padre Brocardo della Santa Famiglia, dal padre Leone di San Gioacchino, dal padre Bernardo di santa Teresa, dal Padre Mria Bernardo, dal Padre Egidio.
Il 12 Gennaio 1905 mori a mar Sakis un vecchio musulmano convertito, mandato a Biscerri dal superiore della misisone di Mesopotania, onde liberarlo dalle eventuali rapresaglie dei suoi parenti e conoscenti.
Da lungo tempo il Reverendissimo Padre Prefetto della nostra Missione aveva la facoltà, concessa da autorità francesi, di presentare a suo piaccimento due giovani studenti per due borse di studio, fondate in permanenza nel collegio dei Padri Lazaristi in Antura. Come si dirà in seguito, tale privilegio, per il cambiamento di protezione, fu perduto.

MAR JUSEPH (SAN GIUSEPPE)
Nel Dicembre del 1904 il Rettore del Collegio Internazionale di Roma. Padre Cirillo della Madre di Dio, del Barbante (Belgio) fu eletto Superiore Apostolico della nostra Missione di Siria e Vicario del Santo Monte Carmelo.
Egli trovava l a Missione in cattivo stato finanziario dopo la morte del Superiore Apostolico, Padre Anselmo dell’